PD TERAMO: ME LO ASPETTAVO!
Teramo è lo stato di Orwell!!
Voglio fare alcune riflessioni in merito ad alcuni atti vandalici avvenuti nella città di Teramo alcuni giorni fa. Cui hanno fatto seguito le reazioni immediate delle forze politiche in difesa di chi è stato danneggiato, ed all’attacco di quelli che presumibilmente avrebbero compiuto gli atti vandalici.
Non credo che questa sia una messa in scena, creata ad arte per portare consesi da una parte politica piuttosto cha ad altre, tuttavia trovo in quello che è accaduto analogie forti con la trama del film “Orwell 1984”. Forse è un’esagerazione, sicuramente è un abbaglio! Ma desidero condividere questo mio pensiero.
Nel film sopra citato, veniva creata ad arte una situazione di tensione psicologica, la quale in alcuni momenti sfociava addirittura nel terrore. Questa tensione creava nelle persone una sorta di insicurezza e faceva sì che la gente si affidasse allo Stato in modo quasi incondizionato, poiché vedeva nello Stato una sorta di protettore. Insomma, tutto girava attorno alla creazione di insicurezza.
Come sa bene chi ha visto il film, questa situazione di terrore continuato era stata creata appositamente dal partito più forte per sottomettere la popolazione e successivamente creare in essa una confusione tale da non permettergli di distinguere più la realtà dei fatti dalle menzogne. Tutto ciò venne portato avanti al punto che le persone che venivano a trovarsi davanti alla realtà la rifiutavano, in quanto accettarla avrebbero comportato l’ammettere di essere stati presi in giro nonché il dover rimettere in discussone tutta la loro vita.
- M5S TERAMO –
L’Universita’ di Teramo ripropone le tesi di Auriti
da: www.2duerighe.com
Riciclo a Campli fermo al 5%
Da tre anni l’Unione Europea ha stabilito, con la direttiva 98/2008, che quella europea deve diventare la società del riciclo», dice l’associazione ambientalista, «la norma dice chiaramente che prima di parlare di incenerimento bisogna fare di tutto per prevenire la produzione di rifiuti, poi prepararli per il riutilizzo e assicurare il riciclaggio.
linck : Riciclo del rifiuto a Campli – Video
IL WWF DENUNCIA LE GRAVI CONDIZIONI DEL PARCO
SENZA CONSIGLIO DIRETTIVO DA 1.656 GIORNI
PARCO NAZIONALE DELLA MAIELLA: SENZA CONSIGLIO DIRETTIVO DA 1.362 GIORNI
PARCO REGIONALE SIRENTE VELINO: COMMISSARIATO DA 517 GIORNI
Più volte il WWF ha evidenziato l’assoluta illegittimità dei lunghissimi commissariamenti e delle mancate nomine degli organi direttivi previsti dalla legge.
La legge nazionale sulle aree naturali protette prevede che un Ente Parco abbia un Presidente ed un Consiglio direttivo nominati dal Ministro dell’Ambiente, d’intesa o sentita la Regione nel cui territorio ricade il Parco. Il Consiglio direttivo (i cui componenti non percepiscono emolumenti, ma un semplice gettone di presenza) deve essere formato da persone con competenze in materia di aree naturali protette designate dalle comunità locali, ministeri, università ed associazioni ambientaliste al fine di garantire il giusto equilibrio tra interessi locali ed interessi nazionali.
Ogni Parco ha poi un direttore che viene nominato dal Ministro dell’Ambiente scegliendo tra una terna indicata dal Consiglio Direttivo di cadidati presenti in un elenco degli idonei a ricoprire il ruolo di Direttore di parco approvato con decreto del Ministero dell’Ambiente ed al quale si accede per titoli.
Ma la situazione dei parchi presenti nella nostra regione, se si esclude il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, è ben diversa da quella prevista dalla legge.
Il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga è privo di un Consiglio Direttivo da 1.656 giorni (più di 4 anni e mezzo).
L’ultimo Presidente con consiglio opeante è stato Walter Mazzitti il cui mandato, insieme a quello dei componenti del Consiglio direttivo, è scaduto il 14 gennaio 2007.
Il 2 marzo 2007, è stato nominato un primo commissario nella persona di Stefano Allavena.
Il 16 luglio 2008 Allavena è stato sostituito come commissario da Giandonato Morra che a sua volta ha lasciato il posto ad Arturo Diaconale il 2 marzo 2009.
Diaconale è stato Commissario fino al 7 luglio 2010 quando è stato nominato Presidente, senza però che contestualmente fosse ricostituito il consiglio direttivo.
Ad oggi, quindi, il Parco è privo del suo organo di gestione.
Al Parco manca un direttore dal 2004 e le sue funzioni sono esercitate da un coordinatore tecnico amministrativo, non presente nell’elenco dei direttori di parchi presso il Ministero dell’Ambiente e la cui nomina viene prorogata da sette anni, ogni volta per pochi mesi.
Il Parco Nazionale della Maiella è privo del Consiglio direttivo da 1.362 giorni (quasi 4 anni).
L’ultimo Consiglio è infatti decaduto il 4 novembre 2007 e non è mai stato rinominato.
Fino al 31 dicembre 2009 è rimasto in carica il Presidente Gianfranco Giuliante che, alla fine del suo mandato, è stato nominato Commissario.
Giuliante è rimasto Commissario fino al 18 febbraio 2011, quando è stato nominato al suo posto Franco Iezzi.
Ad oggi, quindi, il Parco è commissariato.
Il direttore è lo stesso dal 1997 e viene di volta in volta riconfermato senza procedere ad una nuova nomina scegliendo tra la terna di candidati.
Il Parco Regionale Sirente-Velino è commissariato da 517 giorni (1 anno e mezzo) e precisamente dal 26 febbraio 2010 quando il Presidente della Regione, Gianni Chiodi, ha nominato commissario Patrizio Schiazza, il cui mandato è stato più volte prorogato in attesa di una riforma della legge istitutiva dell’Ente Parco che non arriva mai.
Il direttore non è nell’elenco dei direttori di parco presso il Ministero dell’Ambiente.
È evidente a tutti l’illegittimità di questa situazione.
La classe politica non fa quello che stabilisce la legge, ma preferisce nominare commissari i cui mandati, invece di durare pochi mesi come sarebbe giusto, durano anni.
A questo si aggiunge che le persone scelte come presidenti o commissari, il più delle volte, non hanno alcuna competenza in materia ambientale, né tantomeno in conservazione dalla natura che è la finalità principale delle aree naturali protette.
dal sito: http://lagramigna.blogspot.com/
Consiglio al Comune di Campli
Indice
Articolo 1 – Oggetto del Regolamento
Articolo 2 – Principi regolamentari
Articolo 3 – Riprese e pubblicazioni dei lavori del Consiglio Comunale
Articolo 4 – Responsabilità
Articolo 5 – Disposizioni finali
Articolo 1 – Oggetto del Regolamento
- Il presente Regolamento disciplina le attività di comunicazione pubblica ordinaria e straordinaria dell’Amministrazione Comunale di San Lorenzo Maggiore (Sindaco, Presidente del Consiglio Comunale, Giunta Municipale e singoli Assessori, Gruppi consiliari e singoli Consiglieri) tramite Internet.
Articolo 2 – Principi regolamentari
- Il servizio di comunicazione pubblica delle attività istituzionali tramite Internet deve essere effettuato con rigoroso rispetto dei principi di imparzialità, obiettività e completezza e può essere effettuato solo previa richiesta al Presidente del Consiglio.
Articolo 3 – Riprese e pubblicazioni dei lavori del Consiglio Comunale
- Il Presidente del Consiglio Comunale è l’autorità competente in tema di riprese televisive dei lavori del Consiglio Comunale. In tale veste:
- provvede ad autorizzare la registrazione audio-video dei lavori del Consiglio Comunale e la pubblicazione della stessa
- provvede all’invio dell’avviso di convocazione comunale a chi fa richiesta ufficiale di effettuare le riprese secondo questo regolamento
- informa, sul manifesto di avviso di convocazione per i cittadini, riguardo la possibile registrazione audio-video dei lavori del Consiglio Comunale e la successiva pubblicazione della stessa
- stabilisce quali argomenti debbano essere esclusi dalla pubblicazione, dandone informazione durante lo svolgimento dei lavori
- si impegna a dare parola a coloro che intervengono indicando nome, cognome e gruppo consiliare di appartenenza
- vigila sul rispetto delle norme stabilite con il presente regolamento
- I Consiglieri Comunali
- possono indicare le modalità con cui preferiscono farsi riprendere durante i propri interventi. Tale scelta deve essere consegnata dal Presidente del Consiglio Comunale e ai soggetti che effettuano le riprese, prima dell’inizio dei lavori e delle riprese stesse.
- I soggetti che effettuano le riprese dei lavori del Consiglio Comunale:
- si impegnano a coprire tutti i costi derivanti dalle riprese e dalla loro pubblicazione, ad esclusione della corrente elettrica presente nel luogo in cui avvengono i lavori del Consiglio Comunale, il cui utilizzo deve essere gratuito
- si impegnano a pubblicare le registrazioni in licenza “Creative Commons Public License. Attribuzione – Non opere derivate 2.5 (ITALIA)” allegata al presente regolamento e disponibile su Internet al seguente indirizzo:http://creativecommons.org/licenses/by-nd/2.5/it/legalcode
- si impegnano a consegnare, agli uffici comunali competenti, e non oltre 30 giorni dalla pubblicazione, le registrazioni così come pubblicate su supporto digitale e l’URL (Uniform Resource Locator) dal quale è possibile visionare le riprese
- possono pubblicare una versione costituita dalla sola registrazione audio, qualora il video richiedesse tempi di fruizione elevati
- possono pubblicare la registrazione dividendola in più segmenti in modo che non siano pregiudicati l’integrità e la comprensibilità dei lavori consiliari
- si impegnano a rispettare le norme stabilite dal presente regolamento
Articolo 4 – Responsabilità
- Ciascun consigliere o amministratore è individualmente responsabile per le opinioni ed affermazioni dichiarate durante le riprese.
- Il Comune di San Lorenzo Maggiore, in quanto istituzione, e i soggetti che hanno diritto ad effettuare le registrazioni e le pubblicazioni, sono sollevati da qualsiasi responsabilità in merito alla diffusione delle predette opinioni e affermazioni.
Articolo 5 – Disposizioni finali
- Il presente Regolamento, composto di 5 articoli, entra in vigore contestualmente alla esecutività della delibera di approvazione dello stesso.
Da Beppe Grillo:
Cosa c’è di meno democratico e oscuro di una banca? Ci ho pensato a lungo, ma non ho trovato nulla. Si discute in questi giorni di presunte tangenti in merito alla riconversione di ex terreni industriali di Sesto San Giovanni e al coinvolgimento del pidimenoellino Penati, allora sindaco. In sostanza si indaga su un giro di mazzette per aumentare il valore dei terreni della ex Stalingrado d’Italia e costruirci sopra immobili. La solita storia già vista a Santa Giulia e in decine di altre operazioni simili. Distruzione del territorio, contiguità tra costruttori e politici, ambiente devastato per generazioni. Il vertice del triangolo, le banche, però ne esce sempre pulito, spesso non viene neppure citato. Sesto San Giovanni docet.
“Banca Intesa si muove su Sesto Trattative serrate per nuovi uffici con 5-6 mila impiegati in un’ area ex Marelli Non c’è ancora l’ accordo ufficiale, ma di certo le trattative vanno avanti spedite e la firma sull’atto di vendita potrebbe ormai essere molto vicina.” (Corriere della Sera 26/1/2001). Replicò Penati: “Se si formalizzerà l’ipotesi d’accordo Banca Intesa sarà la benvenuta. Le norme del nostro Piano regolatore consentono l’insediamento di terziario avanzato sulle aree dismesse“. Intesa decise di non proseguire, ma rimase sempre presente. Pasini, l’avventuroso proprietario dell’area Falck che ha dichiarato di aver versato mazzette destinate a Penati, a un certo punto vende tutto alla Risanamento di Zunino, che acquista l’area grazie a un pool di banche guidato da Banca Intesa. Risanamento è all’epoca un gruppo in ascesa, proprietario dell’area Santa Giulia a Milano, un mega quartiere residenziale usato per seppellire ogni tipo di rifiuto cancerogeno e finito sotto sequestro. Risanamento, ha però sempre goduto misteriosamente della fiducia delle banche e grazie a loro evita il fallimento. Le stesse banche che negano un fido o un credito a una piccola impresa erano creditrici di una società con TRE miliardi di debito. Quali banche? Unicredit, MPS, Banco Popolare e, naturalmente, Banca Intesa, ora IntesaSanpaolo.
Penati è nell’occhio del ciclone anche per l’acquisto del 15% della Milano – Serravalle (per un valore gonfiato) dall’imprenditore Marcellino Gavio. Penati, presidente della Provincia di Milano, chiese e ottenne 250 milioni in prestito, da chi? Da IntesaSanpaolo che non verificò evidentemente la congruità dell’investimento. Secondo l’ex sindaco di Milano,Albertini, Gavio realizzò un utile netto di 179 milioni. IntesaSanPaolo è stata anche partner del disastroso (per le casse dello Stato) affare Alitalia, salvata per essere regalata a Air France, ma anche di Telecom Italia con le azioni comprate a 2,2 euro quando chiunque avesse un minimo di conoscenza del settore e di Telecom le avrebbe pagate la metà. Infatti, IntesaSanPaolo è ora costretta a svalutare la sua partecipazione con il titolo Telecom saldamente sotto l’euro (oggi a 0,888) con una perdita di 120 milionidi euro. La proprietà e i soldi delle banche non sono delle banche, ma dei correntisti e dei loro azionisti. Non possono essere usati “ad minchiam” per lobby o speculazioni avventurose. Il fiato sul collo adottato per i Comuni deve essere replicato anche per le banche che tirano i fili delle marionette della politica nelle assemblee degli azionisti e in ogni occasione possibile. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.
“Attenti alle Banche.” – Banca Tercas

………….Ed i nomi fanno impressione: gli istituti che rischiano il taglio sono la Cassa Depositi e Prestiti (!!), Intesa Sanpaolo, Banca Imi, Banca CR Firenze, Banca Monte dei Paschi di Siena, Mps Capital Services, Banco Popolare, Banca Nazionale del Lavoro, Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza, Banca Popolare Friuladria, Banca Carige, Banca Sella Holding, Cassa di Risparmio di Bolzano-Sudtirol, Cassa di Risparmio di Cesena, Banca Padovana Credito Cooperativo, Cassa Centrale Banca, Cassa Centrale Raiffeisen,e l’ Istituto Servizi Mercato Agroalimentare.
Le banche il cui outlook (la previsione sul merito creditizio, ndr) diventa “negativo” sono invece Ubi, Credito Emiliano, Credito Valtellinese, Bancaperta, Banca delle Marche, Banca Italease, Banca Agrileasing, Banca Popolare Alto Adige, BancApulia, Banca Popolare di Cividale, Banca Tercas, Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti e Banca Popolare di Spoleto. Altre banche del Paese, tra cui anche Unicredit e Bpm, non sono state prese in considerazione nella nota – spiega Moody’s – perché hanno già outlook negativo o sono già state messe sotto osservazione per un possibile taglio. Riassumendo, si potrebbe dire che la credibilità del sistema bancario italiano è dunque peggiore di quella del suo primo ministro. E non era facile arrivare a tanto………….
Articolo intero al sito: http://www.altrenotizie.org/economia/4128-litalia-a-rischio-collasso.html
foto da: http://www.google.it/imgres?
In MoVimento
Un grande passo avanti
Un grande evento è quello che sta accadendo in questi giorni e che sta passando in sordina per volere di qualcuno in alto. La manovra finanziaria che dal 18 Luglio è andata in vigore D.L. 98/2011 pone in essere delle importanti novità che il movimento cercava di far attuare già alcuni anni fa, questo in merito alla liberalizzazione della categoria dei giornalisti.
In merito alle liberalizzazioni infatti, possiamo vedere che con la Manovra finanziaria 2011 integrata si da il via libera alla liberalizzazione delle professioni – tra le quali molte professioni mediche, quelle di giornalista e commercialista.
Un grande passo avanti che va nella direzione proposta anni fa dal nostro movimento
VITTORIA
COMUNICATO STAMPA
Cassazione proclama vittoria dei Sì, parta subito il processo di ripubblicizzazione
La Corte di Cassazione ha oggi proclamato la vittoria dei Sì ai referendum del 12 e 13 giugno. I due quesiti sull’acqua sono quelli che hanno registrato il più alto numero di votanti, (27.689.455 il primo, 27.690.714 il secondo) e il maggior numero di Sì (25.931.531 il primo, 26.127.814 il secondo).
Il Comitato Referendario 2 Sì per l’Acqua Bene Comune si aspetta che a fronte di una così chiara espressione della volontà popolare, venga al più presto discussa e approvata in Parlamento la proposta di legge di iniziativa popolare depositata alla Camera dei Deputati già nel 2007, proposta che va nella direzione di un governo pubblico e partecipativo del servizio idrico così come lo intende la maggioranza degli italiani.
Allo stesso modo, il Comitato chiede a tutti gli Ambiti Territoriali Ottimali e a tutti gli enti locali di ottemperare immediatamente a quanto abrogato dai quesiti referendari, predisponendo gli atti necessari a togliere “l’adeguata remunerazione del capitale” dalla tariffa e ad avviare percorsi di ripubblicizzazione del servizio idrico integrato.
Roma, 14 luglio 2011










